
Mi ha sorpreso, anzitutto, la capacità narrativa della Arendt: in questo aspetto, trovo che non ha niente da invidiare a Kapuscinski o a Montanelli. Senz’altro sarà stata aiutata dalla redazione del New Yorker, la rivista a cui nel 1961 ha inviato, da Gerusalemme, i suoi servizi sul processo a Eichmann poi confluiti nel libro; ma al tempo stesso il risultato è molto personale, molto “d’autore”.
Mi ha sorpreso pure, meno positivamente, la sua approvazione della condanna a morte per l’imputato. Comunque, grazie a Dio non sono mancati ebrei prominenti, come Martin Buber, che in quel momento si sono pronunciati contro l’esecuzione di Eichmann.
Una riflessione che torna più volte nel corso del libro e che dà ragione del titolo: “Il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali” (p. 282). Infatti, Caino è ognuno di noi. Il male non riguarda soltanto un manipolo di tedeschi estremisti che nel secolo scorso ha combinato cose tremende, come alcuni sembrano intenti a farci credere. In realtà, il male ha tante forme e tanti volti: è nel rapporto con gli uomini, con la natura e con Dio; è in me e in te, in quella parte mediocre dell’anima di cui parlava Simone Weil e che va mortificata.
A questo proposito, ecco un’altra bella citazione di Hannah Arendt sul peso dell’azione morale in se stessa considerata: “Un processo assomiglia a un dramma in quanto che dal principio alla fine si occupa del protagonista, non della vittima [...]. Al centro di un processo ci può essere soltanto colui che ha compiuto una determinata azione (il quale sotto questo rispetto è per così dire l’«eroe») e se egli deve soffrire, deve soffrire per ciò che ha fatto materialmente, non per le sofferenze che ha provocato agli altri” (p. 17). Valga per Eichmann a Gerusalemme, e valga anche per noi nella prospettiva del giudizio finale.

Dio ce ne scampi! Dalla condanna nel giudizio finale e dalla “pietà” di certi filantropi banalmente normali.