
Questo
pellegrino, lo dico subito, si trova vari gradini al di sopra di me nella scala
dello spirito. Il libro comunque —anzi, direi che proprio perciò— è di lettura
consigliabilissima. Fa parte di una serie di testi mistici che la casa editrice
Rusconi ha pubblicato negli anni settanta, quando un personaggio irripetibile,
Alfredo Cattabiani (1937-2003), ha preso le redini della sezione libri. Con lui
collaborò quella strana coppia formata da Elémire Zolla (1926-2002) e Cristina
Campo (1923-1977). Infatti Racconti di un
pellegrino russo ha una introduzione veramente coinvolgente di Cristina
Campo.
Cattabiani, pur
essendo un cattolico di ferro, si interessava alla mistica non solo cristiana
in senso ampio, cattolica e non cattolica, ma anche non cristiana: hassidica,
sufìca, tibetana… Veramente tutte hanno qualcosa in comune, e non a caso
Salinger, in un romanzo, associa narrativamente Racconti di un pellegrino russo con la mistica orientale. Comunque
sia, la mistica era roba che troppe persone a quei tempi ritenevano eccentrica
e sospetta. Sarà stata colpa della “sinistra neoilluminista”, come diceva
Cattabiani, che era di destra, oppure sarà stata colpa di altro, ma di fatto nel
1979 l’editore Edilio Rusconi ha scaricato Cattabiani, l’uomo che di quel
gruppo editoriale dedito prevalentemente ai rotocalchi aveva fatto un
prestigioso foco di cultura. A parte scelte commercialmente azzeccate come
Tolkien (o come appunto Racconti di un
pellegrino russo, che ha avuto numerose ristampe nel corso degli anni), a Cattabiani
si deve, soprattutto, un prezioso filone di libri che scavano nei miti, con
autori che poi sono passati di peso nel catalogo di Adelphi: Guénon, la stessa
Campo...
Il pellegrino
russo mi risulta molto distante: lui è ortodosso e io invece sono cattolico;
lui è un mistico, io un povero scettico che crede in poche cose. Ma mi
piacerebbe trovare uomini come lui lungo la strada della mia vita. Purtroppo
non ce ne sono più.
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