
“Non sei obbligato a leggerlo”, gli ho detto (non conosco un altro approccio che possa funzionare con un quattordicenne). “Grazie”, mi ha detto lui con il calore di un iceberg.
Eppure io vado fiero della mia scelta. Ogni libro ha un momento, e per la cresima, secondo me, quello di Merton va benissimo.
Merton è nato a Prades, nella “Catalogna Nord” (in Francia, ma a ridosso dei Pirenei catalani), nel 1915. Ha pubblicato La montagna dalle sette balze, libro autobiografico dal titolo significativamente dantesco, nel 1948, sette anni dopo il suo ingresso in un monastero trappista del Kentucky. Perciò nelle vecchie edizioni c’era in copertina un trappista. Nell’ultima invece (Garzanti, 2006) è raffigurata una distesa infinita di montagne.
Il racconto è quello di uno spirito assetato di senso che si dibatte tra l’Europa e l’America, tra la miseria e il benessere, tra l’idealismo e i cedimenti. Nel 1938, Merton approderà alla fede cattolica nella New York dell’Università di Columbia, delle riviste letterarie e delle attrici di Broadway. Pochi mesi dopo, un amico ebreo (soltanto alcuni anni più tardi diventerà cattolico) lo spinge involontariamente alla trappa, quando un giorno gli spiega che non gli piacciono i cattolici come lui, che vogliono essere “buoni cattolici” ma non sanno cosa sia un buon cattolico. “Avresti dovuto dire che vuoi essere un santo”, gli fa lapidariamente l’amico, a conclusione del suo discorso.

Un banale incidente domestico troncherà la vita di Merton nel 1968 a Bangkok, dove partecipava a un congresso sul monachesimo. Pochi anni prima, una infermiera conosciuta durante un ricovero in ospedale aveva travolto il suo cuore come ai tempi dell’adolescenza. Il rapporto con lei, non intimo ma comunque incompatibile con la sua scelta di vita, ha avuto un lieto fine, per così dire: il lieto fine che il suo abate ha forzato quando, dopo vari tentativi vani di dissuasione, gli ha detto determinatamente di non sentire più quella donna. Con questa aggiunta: “Non è un consiglio, è un ordine”. E Merton, che naturalmente era stato cresimato e quindi era “soldato” di Cristo, ha obbedito.
Questo, comunque, La montagna dalle sette balze, che è anteriore, non lo racconta.